Le eroiche gesta del Gene Kelly italiano, tornano dopo
quasi 50 anni a divertire il pubblico, ma questa volta attraverso
un libro, pubblicato per la prima volta in Italia da Un
mondo a parte editrice, interamente dedicato al film più
divertente interpretato dal grande Alberto Sordi.
Attraverso la sceneggiatura integrale, le indimenticabili
battute, l’intervista a Maria Pia Casilio (Elvy) e
le più belle foto di scena, si rivivono i momenti
più celebri ed esilaranti del film.
Prefazione
Per me parlare di “Un Americano a Roma” è
molto difficile. Perché, nella mia famiglia, “Un
Americano a Roma” ha sempre rappresentato qualcosa
di più di un semplice film. E’ stato un pezzo
della nostra vita. Innanzitutto, ha cementato in maniera
definitiva l’amicizia tra mio padre, Steno, ed Alberto
Sordi. Perché due artisti che fanno insieme un film
del genere non si possono staccare mai più. E così
è stato. Papà ed Alberto sono rimasti legati
da qualcosa di indissolubile per tutta la vita. Così
come papà è rimasto legato da profonda simpatia
ed amicizia con gli altri autori del film, Sandro Continenza,
Lucio Fulci ed Ettore Scola.
“Un Americano a Roma” rappresenta anche un certificato
di provenienza cinematografica doc per mio fratello Carlo
e per me che abbiamo continuato, dopo nostro padre, a fare
il cinema. Sulla mia scrivania c’è una foto
di Albertone con il cappello da cowboy insieme a Carlo e
me piccolissimi. Quella foto mi ricorda ogni giorno le mie
origini: quelle della prima, vera, pura, irraggiungibile
commedia all’italiana. Sentirmi legato, quasi con
il sangue, a quella vena d’intelligenza tutta italiana
mi riempie di orgoglio. E di serenità. Le cose passano,
ma “l’amerecano” resta.
Il film, tra culto e mito, è anche un esempio formidabile
per tutti coloro che si avvicinano al cinema per capire
come si realizza una commedia semplice e davvero popolare.
Avere avuto la fortuna di vedere nascere in casa questa
magia di leggerezza umoristica mi ha vaccinato contro il
malefico germe di un certo tipo di intellettualismo che
è stata la rovina di tanti cineasti.
“Un Americano a Roma” è davvero qualcosa
di più di un film. E’ un manifesto culturale.
Che ha ispirato quella parte di cinema comico nel quale
mi riconosco in pieno. Il cinema del sorriso, dell’amore
per i nostri dialetti, degli attori caratteristi, del ritmo,
della battuta e di quello sguardo, affettuoso e talvolta
irriverente, che castiga e diverte, senza mai annoiare.
E poi “Un Americano a Roma” è Alberto
Sordi. Un attore immenso. Il quale ha dedicato con tenacia
il talento di una vita a tutti noi, il pubblico. E adesso
è giusto che la sua arte diventi qualcosa di immortale,
non solo sullo schermo, ma anche nelle pagine di un libro
destinato a vivere per sempre.
Enrico Vanzina |