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i soliti ignoti (Book)
 
COME ORDINARE / HOW TO ORDER

€ 14,00

COME ORDINARE

HOW TO ORDER

casa editrice / publishing house: un mondo a parte

genere: saggistica - sceneggiatura integrale

n° pagine: 304

Italian text

autore: alberto pallotta

edizione: 2002

formato: 14x21 foto in b/N

 

Per la prima volta un volume che rende omaggio ad un capolavoro indiscusso della nostra commedia, con un cast eccezionale, che ha raggiunto anche il popolo europeo e americano.
La sceneggiatura originale di quattro “Istituzioni” del nostro cinema, Age, Scarpelli, Suso Cecchi D’amico e Mario Monicelli.
Dalla loro penna prende vita una girandola di personaggi memorabili, di dialoghi irresistibili.
Più di 50 foto inedite di scena, locandine originali, interviste al regista e agli sceneggiatori, recensioni e schede tecniche arricchiscono il volume rendendolo unico nel suo genere

 

Intervista a Mario Monicelli

Sentendo l’intervista con Furio Scarpelli, e questo poi costituisce l’eccezionalità del film sulla quale non molti si sono soffermati a pensare, lei disse che I soliti ignoti era un film comico ma che voleva girarlo come un film drammatico.

Sì, in un certo senso è vero, anche perché in genere la commedia all’italiana è questo, ci sono argomenti drammatici, temi drammatici, qualche volta anche tragici girati con tono umoristico a volte addirittura comico e a volte arrivano a delle punte farsesche, ma i temi sono drammatici non sono storielline divertenti e comiche.

…e quindi anche la stessa ambientazione.

Sì, anche l’ambientazione deve risentire di questo tono, sia dal punto di vista fotografico (per esempio doveva essere tagliato in maniera così decisa con tinte contrastanti, quindi ci siamo messi d’accordo anche con Di Venanzo) e poi i personaggi, come dovevano essere abbigliati, gli ambienti, dovevano avere questa connotazione non certamente festosa, luminosa, comoda.

Quindi, per come nasce il film, l’unico elemento comico certo e forte in partenza è la figura di Totò.

L’elemento comico al limite della farsa, sì, ma di elementi comici ce n’erano molti di più. Il ragionamento del racconto che abbiamo fatto tutti insieme è stato che un gruppo di sprovveduti, miserabili, da quattro soldi, sottoproletari si mettono in testa di fare un’impresa molto più grande di loro, cioè sfondare una parete, di entrare in una cassaforte del Monte di Pietà e di arricchirsi e durante la costruzione di questa imprese commettono una serie di errori, di stupidaggini che sono tutte ridicole, però l’impresa era grossa. Tant’è vero che noi ci rifacevamo ad un film di Dassin che era uscito in quel periodo “Rifinì”, il quale era una cosa perfettamente condotta, perfettamente riuscita, da gente di mestiere, professionale. Infatti quando Gassman ne I soliti ignoti dice sempre “scientificamente” si rifà sempre a quel film.

A proposito di Gassman, lei lo scelse anche sapendo che sarebbe stata la sua prima apparizione comica.

Sì lo scelsi perché volevo che ci fosse un personaggio che fosse una specie di sbruffone di periferia, un pugile mezzo suonato, appunto, che avesse però questo piglio un po’ grottesco che portasse anche quello al divertimento. Erano tutti personaggi farseschi, il fotografo con il ragazzino e le pappe al quale poi rompono anche un braccio, un altro morto di fame, il siciliano con la sorella che teneva chiusa dentro casa. In fondo erano tutti stereotipi della commedia.

Gassman appare molto truccato in questo film, aveva anche una parrucca.

Sì, fu truccato molto anche perché i produttori fecero molta resistenza. Non lo volevano, da un lato, perché Gassman all’epoca, interpretando solo personaggi cattivi, non avrebbe fatto ridere in quanto non era un attore comico e, secondo loro, avrebbe rovinato il film; dall’altro lato perché aveva questo aspetto intellettuale, ovvero fronte spaziosa, naso aquilino, bocca sottile, statura ecc., tutti elementi che gli davano un aspetto da intellettuale e allora insieme a Gherardi ci impegnammo a modificarne anche un po’ i tratti…

A imbruttirlo, quindi.

…sì, con la parrucca gli fu abbassata la fronte, gli furono ingrossate le narici e le labbra, doveva camminare in una certa maniera, gli demmo poi, in sceneggiatura, una specie di balbuzie, un linguaggio molto rozzo. Tutto ciò per occultare la sua natura da grande intellettuale che, secondo i produttori, Gassman aveva.

Nella sceneggiatura e quindi nel film stesso è presente un elemento molto negativo rappresentato dalla morte di uno dei personaggi (Cosimo – Memmo Carotenuto).

Sì, questo fa parte della commedia all’italiana. La commedia italiana non nasce nel dopoguerra, ma viene da lontanissimo e quindi si è sempre divertita, dalla commedia dell’arte, la mandragola, molti racconti e novelle del Boccaccio sono sinistre, si parla della morte, delle malattie e la commedia dell’arte è basata su personaggi che sono servi, che sono nella miseria che cercano di arrangiarsi, i Pulcinella gli Arlecchini sono dei morti di fame, sono dei morti di fame, degli ammalati, dei vecchi all’ultimo stadio e quindi tutta la comicità da sempre, dalla nostra tradizione millenaria è sempre rivolta a questo, a ridere della morte, a ridere della malattia, della vecchiaia, della miseria soprattutto della fame. Senza questi elementi, fame, morte, malattia e miseria noi non potremmo far ridere in Italia. Quindi la commedia italiana non nasce cinquanta anni fa.

Però rispetto alla commedia tradizionale, ai film propriamente comici….

La commedia tradizionale intanto comportava il lieto fine, cosa che nella commedia all’italiana e nei miei film non c’è.

Questo infatti un aspetto che ricorre in altri suoi film, l’elemento della morte ad esempio in Amici Miei.

Ma anche il fallimento dell’impresa, nell’Armata Brancaleone l’impresa fallisce, un gruppo di sprovveduti che vogliono fare un’impresa, conquistare un feudo non si sa dove attraverso tutto il percorso e siccome sono dei disperati, dei disgraziati, degli incapaci, il ridicolo viene fuori da questo e dal fallimento dell’impresa. Anche in quel caso ci sono parecchie morti, addirittura ci sono delle cose atroci.

Durante una mostra a Roma al quale lei fu invitato a parlare con il pubblico sul tema del cinema italiano negli anni cinquanta, affermò che I soliti ignoti ebbe un exploit in Francia dopo che fu proiettato in un piccolo cinema a Parigi. Cosa accadde?

Il fatto è che noi eravamo la spazzatura della commedia all’italiana. La commedia si chiamava “all’italiana” allora in tono dispregiativo, per dire che la commedia che si faceva in Italia era la commedia “all’italiana” cioè fatta in modo da mondezza. Ma la cosa a noi non è che ci disturbava molto anche perché, siccome questo genere che facevamo noi aveva molto successo di pubblico, eravamo ben coperti, tranquilli e accettavamo questo fatto. Successe che il film I soliti ignoti, che in Francia si chiamò “Le pigeon”, che significa capro espiatorio relativamente proprio al film, ovvero la ricerca di una persona, della “pecora” che si incolpasse del reato di “Cosimo” così che quest’ultimo potesse uscire dal carcere e organizzare il colpo, uscì a Parigi in un cinema secondario, fu proiettato in italiano, sottotitolato, in bianco e nero e stette in questo cinema senza che nessuno se ne occupasse. Cominciarono ad occuparsene a Parigi perché questo film “Le pigeon”, non se ne andava mai via da questo cinemetto perché evidentemente si sparse la voce, il pubblico che andava mandava altro pubblico e l’esercente di quel cinema lo lasciò nella programmazione. Passarono i mesi e i critici, anche se un po’ tardi, cominciarono ad andarci, Les cahiers du cinéma, Le Positif ecc., i quali dissero che il film era un tipo di commedia che in Francia non si faceva, si faceva in Inghilterra, quindi un nuovo tipo di commedia, divertente e gli diedero l’importanza che qui in Italia non aveva mai avuto. Di riflesso, come sempre avviene in Italia, allora la critica italiana che aveva sbeffeggiato questo film ha riguardato la cosa, facendo diventare la commedia all’italiana addirittura una delle colonne portanti del cinema italiano, cinema cult fondamentale nella storia del cinema italiano, che non è vero, esagerando così come avevano esagerato nel definirla come cinema spazzatura.

Tornando agli interpreti del film, ci furono due attori esordienti, Claudia Cardinale e Tiberio Murgia.
Tiberio Murgia è sardo ma interpreta la parte di un siciliano, è doppiato nel film?

… continua…

 

 

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