Regista viaggiatore, Luigi Scattini ebbe con questo film
il suo momento di maggior fama.
Alla fine degli anni '60, in un'Italia bigotta e bacchettona,
le voci provenienti dalla Svezia di inconcepibili libertà
e fantastici piaceri, riferite da chi c'era stato, avevano
il sapore della leggenda e un tamtam di bisbigli le travisava
e ingigantiva ad ogni passaggio.
Logico quindi aspettarsi la marea di spettatori che puntualmente
accorse ai botteghini premiando la pellicola con un incasso
per l'epoca da capogiro: oltre un miliardo!
Rivedere il film a trent'anni di distanza fa quasi tenerezza:
gli "Scandali" dell'educazione sessuale per adolescenti
e dei porno shop fanno ormai parte anche della storia del
nostro paese e l'inferno dei fumatori di canapa indiana
ha il sapore di una tragica barzelletta di fronte a realtà
sociali molto più drammatiche.
Ma se il valore sensazionalistico e di denuncia di "Svezia,
inferno e paradiso" è oggi ormai nullo, altre
qualità (sicuramente allora passate in secondo piano)
ne fanno un piccolo gioiello trash.
La colonna sonora di Piero Umiliani, ad esempio, fracassona
e bizzarra invade praticamente ogni fotogramma in una sorprendente
miscela di stili; e poi c'era Manà Manà, motivo
delizioso ed indimenticabile...
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